Radici 2023
Le immagini e i testi nati in due giorni di laboratorio, portati fuori dal cassetto. Questa volta in una vera galleria: l’atelier di una pittrice che ha creduto nel progetto.
Al vernissage, e anche il giorno dopo, tanta gente che si fermava a guardare e a leggere.
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Portare fuori dal laboratorio le immagini e i testi nati in quei due giorni intensi non era un passaggio scontato. L’idea di trasformarli in una mostra è stata una determinazione incrollabile della fotografa, un’intuizione che inizialmente poteva sembrare ostinazione, ma che è stata subito accolta e sostenuta dalle partecipanti. Senza un’esposizione, quei frammenti di vita sarebbero rimasti chiusi in un cassetto, forse condivisi sulle bacheche social di qualcuna, ma senza mai davvero trasformarsi in un’esperienza collettiva, in qualcosa capace di creare condivisione e un sentire comune.
Ad accogliere Radici 2023 è stata una galleria d’arte vera e propria, non più un luogo improvvisato, ma l’atelier di una pittrice che ha creduto con forza nel progetto, riconoscendone l’essenza artistica e la profondità. Le pareti che solitamente ospitavano tele e pennellate hanno accolto volti e parole, immagini e frammenti di storie che raccontavano un viaggio interiore.
Il vernissage è stato un piccolo vortice di emozioni. I visitatori, numerosi, si sono mossi tra le opere con curiosità e attenzione, catturati non solo dalla forza visiva delle fotografie, ma anche dai testi che le accompagnavano. Ogni immagine aveva la sua voce, e quella voce trovava spazio nei dettagli: una frase accanto a un volto, una parola che si insinuava tra le ombre e la luce di uno scatto.
Ma non è stata solo una serata. Durante il giorno successivo, l’affluenza non si è fermata. La mostra ha continuato a vivere, ad accogliere sguardi e riflessioni, a far parlare di sé. Chi entrava si fermava, leggeva, osservava, tornando spesso sulle parole incise accanto alle immagini come se ogni dettaglio svelasse un nuovo significato.
Se la prima edizione aveva trovato spazio con mezzi di fortuna, Radici 2023 ha avuto il riconoscimento di un luogo pensato per l’arte. Ma ciò che è rimasto intatto è stato il cuore del progetto: un racconto collettivo che ha trovato il suo spazio non solo su un muro, ma negli occhi e nella mente di chi si è fermato a guardare e ascoltare.

