Backstage 2025

Backstage di La Versione di Eva 2025: il primo passo del CaraDonna Collective

Il 2025 rappresenta un anno di passaggio e trasformazione, il primo capitolo del progetto CaraDonna Collective, naturale evoluzione di un percorso cominciato anni prima sotto il nome di CaraDonna. La Versione di Eva inaugura questo nuovo corso, mantenendo intatta l’anima originaria del progetto ma aprendosi a linguaggi, dinamiche e relazioni più ampie e articolate.

Il backstage si è configurato come uno spazio vivo e denso di significati: tra preparativi, attese e confronti, si è respirato un senso collettivo di cambiamento e costruzione. Il passaggio a CaraDonna Collective non si è limitato a un cambio di nome, ma ha impresso un nuovo ritmo e una diversa consapevolezza alle sessioni stesse. L’obiettivo, fin da subito, è stato quello di dare forma a un ambiente in cui ogni partecipante potesse sentirsi accolta e libera di esprimersi, nella certezza che il proprio contributo avrebbe trovato ascolto, spazio e valore.

Le sessioni fotografiche sono state cinque, per un totale di 139 immagini realizzate. La richiesta di partecipazione è stata elevata fin dall’inizio: alcune sessioni hanno raggiunto l’overbooking, segno tangibile dell’interesse crescente intorno all’iniziativa. Tuttavia, la mancata presenza di alcune iscritte – talvolta senza preavviso – ha generato difficoltà logistiche e sottratto ad altre aspiranti partecipanti la possibilità di essere parte del progetto.

I limiti strutturali dello spazio espositivo che ha ospitato la mostra – scelto anche per la sua centralità e la sua carica simbolica – non hanno consentito un numero maggiore di fotografie, nonostante la disponibilità e l’impegno del team operativo. Si è comunque scelto di privilegiare la qualità dell’esperienza, l’intensità dello scambio umano e la forza dei messaggi scritti sulla pelle, piuttosto che forzare i tempi e compromettere l’atmosfera raccolta e partecipata che da sempre contraddistingue il progetto.

Il backstage di questa edizione ha restituito con chiarezza l’immagine di un collettivo in fermento, in cui ogni gesto – dal trucco alla scelta del messaggio, dalla posizione davanti all’obiettivo al silenzio dopo lo scatto – si è caricato di un significato condiviso. La Versione di Eva ha dato voce a esperienze e riflessioni diverse, creando un mosaico vibrante di narrazioni femminili, unite dal desiderio di raccontarsi e ascoltarsi, senza gerarchie né filtri.

In questa prima tappa del CaraDonna Collective, il backstage si è confermato come luogo privilegiato di trasformazione: non solo dietro le quinte di uno scatto, ma dentro ogni relazione, ogni incontro, ogni frase che ha preso forma su un corpo e si è fatta visibile. Un nuovo inizio che porta con sé la memoria di ciò che è stato, e insieme la forza di ciò che ancora può diventare.